Descrizione
I LOTOFAGI
In preda alle correnti e al Borea, le navi trascinano gli Achei nel mare aperto, dopo una tregua durata solo due giorni. Dieci soli, posti in alto uguali e luminosi, incorniciano la prima parte del pannello. Dalle navi, a parte i remi, nessuna figura appare e le vele gonfie sembrano una voce furente a cui le barche soccombono. Ma il decimo sole, posto in basso a destra, dà spazio alla scena dell’approdo sulla spiaggia. La terra è ricca di verde, la flora è rappresentata da un’ordinata piramide fogliare su cui dominano i tre esploratori scelti da Odisseo. Lì in quell’angolo di un misterioso Mediterraneo, gli uomini si dice mangino fiori di una pianta bellissima, il loto, da cui prendono il nome: Lotofagi (Lotofagoi). Il fiore evanescente, che fa smarrire la memoria ed il ritorno, è raffigurato come una pianta elegante e ricca di pampini che estende la sua aura magica nello spazio circostante e attinge forza vitale dalle onde leggere tra le quali sorge.
Dal libro IX vv.80-99
“[….] Ma doppiando il Malea, la corrente, le onde,
e Borea mi deviarono, m’allontanarono oltre Citera.
Per nove giorni fui trascinato da venti funesti
sul mare pescoso: al decimo giorno arrivammo
alla terra dei Mangiatori di loto, che mangiano cibi di fiori.
Qui sul lido scendemmo e attingemmo dell’acqua;
e subito presero il pasto presso l’agili navi i compagni.
Poi, come di cibo fummo sazi e di vino,
allora mandai dei compagni ad informarsi
che gente su quella terra vivesse, mangiando pane;
e scelsi due uomini, e terzo aggiunsi l’araldo.
Subito andando, si mescolarono tra i mangiatori di loto,
e i mangiatori di loto non meditarono la morte ai compagni
nostri, anzi diedero loro del loto a mangiare.
Ma chi di loro mangiò del loto il dolcissimo frutto,
non voleva portar notizie indietro e tornare,
ma volevano là, tra i mangiatori di loto,
a pascer loto restare e scordare il ritorno.
E io sulla nave li trascinai, per forza, piangenti,
e nelle concave navi sotto i banchi dovetti cacciarli e legarli.”
e Borea mi deviarono, m’allontanarono oltre Citera.
Per nove giorni fui trascinato da venti funesti
sul mare pescoso: al decimo giorno arrivammo
alla terra dei Mangiatori di loto, che mangiano cibi di fiori.
Qui sul lido scendemmo e attingemmo dell’acqua;
e subito presero il pasto presso l’agili navi i compagni.
Poi, come di cibo fummo sazi e di vino,
allora mandai dei compagni ad informarsi
che gente su quella terra vivesse, mangiando pane;
e scelsi due uomini, e terzo aggiunsi l’araldo.
Subito andando, si mescolarono tra i mangiatori di loto,
e i mangiatori di loto non meditarono la morte ai compagni
nostri, anzi diedero loro del loto a mangiare.
Ma chi di loro mangiò del loto il dolcissimo frutto,
non voleva portar notizie indietro e tornare,
ma volevano là, tra i mangiatori di loto,
a pascer loto restare e scordare il ritorno.
E io sulla nave li trascinai, per forza, piangenti,
e nelle concave navi sotto i banchi dovetti cacciarli e legarli.”




